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Doc.Congiunto

Chi è con Noi > I sette Sindaci

Documento congiunto dei Sindaci dei Comuni di Camerano, Castelfidardo, Loreto, Numana, Recanati, Potenza Picena, Sirolo da sottoporre all’approvazione dei Consigli Comunali

I sottoscritti Sindaci

PREMESSO
- che gli scriventi, nella loro qualità di Sindaci dei Comuni limitrofi alla zona dove si ipotizza la realizzazione di un impianto di rigassificazione che verrà posto di fronte alla costa marchigiana, considerano doveroso esprimere le
proprie valutazioni e prendere una posizione in merito;
- che, in tale prospettiva, hanno ritenuto importante aderire all’invito del Comitato “RigassificatoreNoGrazie” di procedere ad una assemblea aperta dei Consigli Comunali, tesa ad approfondire in un pubblico confronto tematiche che, per l’indubbio interesse che rivestono per tutta la cittadinanza, non possono e, anzi, non debbono essere trattate senza la partecipazione dei
cittadini;
- che è stata esaminata ed approfondita la complessa questione, anche tramite l’ascolto e l’analisi delle argomentazioni esposte dalla società proponente l’impianto.
Alla luce di quanto sopra, i sottoscritti Sindaci ritengono di pervenire alla sottoscrizione del presente documento congiunto, con il quale
esprimono la loro decisa disapprovazione alla realizzazione del rigassificatore, per le ragioni che si vanno di seguito a sintetizzare in tre argomenti principali.

a) Motivi di impatto ambientale
La realizzazione dell’impianto prevede l’utilizzo di ingenti quantitativi di ipoclorito di sodio al fine di mantenere in efficienza l’impianto stesso, salvaguardandolo dalla formazione di incrostazioni e/o da fenomeni di ossidazione derivanti dalla presenza nell’acqua marina di organismi viventi destinati, ove non vi sia un processo di sterilizzazione dell’acqua stessa, ad intaccare i meccanismi di funzionamento della nave rigassificatrice, con danni che potrebbero condizionare il funzionamento degli apparati. L’utilizzo continuo dell’ipoclorito di sodio produrrà inevitabilmente la morte della fauna e della flora nelle acque circostanti
la nave rigassificatrice, con effetti che nel medio e nel lungo periodo possono causare veri e propri sconvolgimenti dell’ecosistema marino.
Inoltre, il processo di rigassificazione prevede l’utilizzo di enormi quantitativi di acqua che dovrà essere impiegata per permettere di rigassificare il GNL, il quale, dopo essere stato trasferito in forma liquida all’interno della nave rigassificatrice ad una temperatura di -161 gradi centigradi, dovrà essere riscaldato per consentirgli di riprendere lo stato gassoso. L’acqua di mare circostante verrà dunque utilizzata per permettere, attraverso lo scambio termico, di riscaldare il GNL fino a riportarlo al suo stato naturale, gassoso. Il processo di rigassificazione porterà, conseguentemente, ad un progressivo raffreddamento delle acque
circostanti, che nel medio e lungo periodo, in associazione al fenomeno della continua sterilizzazione delle acque mediante l’ipoclorito di sodio, potrà ragionevolmente condurre a cambiamenti irreversibili dell’ecosistema, con rischi di danni incalcolabili all’ambiente e alle specie viventi.
Le problematiche che sono state evidenziate preoccupano ancor più se si considera che i fenomeni descritti si verificheranno in un mare che, per le sue caratteristiche, non garantisce un ricambio di acqua tale da permettere di sottovalutare la gravità dei rischi connessi al processo di rigassificazione, tanto più se si considera che al largo di Falconara è ipotizzata la realizzazione di un altro rigassificatore, destinato ad aggravare questioni già note e discusse, anche in relazione agli impianti dell’API.

b) Motivi di sicurezza
Il GNL verrà trasportato da “navi traghetto”, dalle quali verrà immesso nei serbatoi della nave rigassificatrice attraverso braccia meccaniche rigide. Quindi verranno avviati i processi tesi a rigassificare il gas liquido. Ove, nel corso dello svolgimento di tali attività dovessero verificarsi inconvenienti derivanti da qualsiasi problema (guasto meccanico, errore umano o incidente), le conseguenze di una fuoriuscita di gas liquido potrebbero rivelarsi letali. E’ naturale, infatti, che per una elementare legge fisica il GNL tenderà ad assumere il suo stato naturale e, quindi, a trasformarsi dallo stato liquido in quello gassoso. Durante tale processo la massa liquida acquisterà volume, fino a 600 volte, e, nello stesso tempo, sarà soggetta al fenomeno delle correnti marine e dei venti che potrebbero velocemente trasportarla, anche verso la costa.
Si verificherà, inoltre, un progressivo riscaldamento del GNL che, quando è allo stato liquido a –161 gradi , non è infiammabile, ma che, quando raggiunge la condizione gassosa e la sua percentuale nell’aria diventa tra il 15 e il 5%, diviene una miscela pronta ad esplodere, tanto che l’incontro con una fonte di combustione (che potrebbe anche essere costituita dal motore di una qualsiasi imbarcazione di passaggio) potrebbe determinare una esplosione dagli effetti devastanti. In relazione ai prospettati rischi non sono state fornite sufficienti spiegazioni e garanzie da parte della società proponente, dai cui elaborati non si evince che siano state prese in esame ipotesi di sversamenti importanti di liquido, che potrebbero derivare da un incidente grave o, magari, da un attentato.
Il quantitativo di gas liquido che la nave rigassificatrice sarà destinata a contenere è talmente rilevante da creare preoccupazioni troppo serie ed importanti, che la società proponente sostanzialmente evita di prendere in considerazione.

c) Motivi legati all’immagine dei luoghi, al turismo e alla pesca
Le considerazioni svolte ai precedenti punti a) e b) fanno immediatamente intendere le preoccupazioni che sorgono in ordine alle conseguenze che le ragioni di impatto ambientale e di sicurezza avranno, a motivo della deturpazione dell’ambiente, destinato inevitabilmente a subire modifiche, i cui effetti di lungo termine non sono stati neppure affrontati, negli elaborati prodotti dalla società proponente l’impianto.
La Riviera del Conero, se i progetti relativi ai rigassificatori previsti davanti alla costa di Porto Recanati e di Falconara verranno portati avanti, si troverà ad essere “incastonata” tra due impianti industriali, che condizioneranno inevitabilmente anche la scelta delle mete turistiche, con danni inestimabili per la zona e per l’intera Regione Marche, che, anche attraverso la stessa Riviera del Conero, sta cercando di lanciare la propria immagine in ambito internazionale, pure con impegnative campagne pubblicitarie.
Le modificazioni che subirà l’ecosistema marino, incidendo sulla pesca che costituisce un’altra grande risorsa per il territorio, sembrano difficilmente preventivabili. L’unico dato certo è che modificazioni ci saranno e che, come già evidenziato, di esse preoccupa soprattutto ciò che potrà avvenire nel medio e lungo termine, con danni che sarà tardi cercare di riparare, quando si saranno già verificati.
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I Sindaci sottoscritti, dunque, per tutte le ragioni che sono state sopra evidenziate intendono esprimere la loro ferma opposizione alla realizzazione dell’impianto, che, d’altra parte, neppure si profila come funzionale alle esigenze delle Marche, ma che appare in qualche modo destinato ad essere inserito in un piano che, senza neppure la previsione di un programma energetico organico nazionale, rischia di trasformare la nostra regione in una piattaforma industriale, che guarda verosimilmente ad un raggio ben più ampio della stessa Italia.



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